Qualcosa da ricordare Il mondo nelle parole
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Un blog per scoprire l'affascinante mondo della lettura.....Leggere è divertirsi, certo;
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Il mondo nelle parole


martedì, 19 settembre 2006

Titolo: Ho amato Marilyn                

Autore: Salvalagigo Nantas

Pagine: 218

Anno: 2006               

Editore: Piemme

Personaggi: Nantas Salvataggio, Marilyn Monroe, Oriana Fallaci, Yul Bryner, Prezzolino, Pound, Atrhur Miller, Nicole, Miriam, Arnoldo Mondatori.

 

 

 

Trama:

"Ho amato Marilyn" è un romanzo autobiografico che racconta i mille incontri che Salvagaggio fece durante la sua lunga carriera di giornalista. Un percorso che parte dai primi anni Cinquanta quando Salvataggio, cronista a mezza paga per un giornale romano, partì per Parigi a bordo di una Cinquecento Topolino, sino agli incontri newyorchesi in qualità di reporter per il "Corriere della Sera" con personaggi quali Yul Brynner, Prezzolini e Pound.

Tutto cominciò quando il direttore di Epoca spedì il suo corrispondente da New York, Nantas Salvataggio, a raccogliere le prove dell’esistenza di Marilyn Monroe.

Un enorme mazzo di rose rosse acquistate nel miglior fiorista della Fifth Avenue ed una semplice presentazione: da un cornista italiano che desidera incontrarla.

In questo modo il giovane cronista riuscì ad ottenere l’intervista dalla bionda più chiacchierata ed amata di Hollywood.

L’intervista, pubblicata il giorno dopo su Epoca, fu il primo ritratto della diva approdata agli Actor’s Studios dopo essere fuggita dagli odiati studi di Hollywood. In quel periodo turbolento Marilyn stava lasciando il campione di baseball Joe di Maggio per andare incontro al matrimonio con Arthur Miller. Lo scoop provoca un certo chiasso tanto che persino Oriana Fallaci telefona a Salvalaggio, riempiendolo di insulti: avrebbe voluto essere lei la prima a raggiungere l'inavvicinabile Marilyn. Quello con Marilyn Monroe è uno dei tanti incontri incredibili ed emozionanti che attraversano le pagine intense di questo libro.

Hanna



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lunedì, 22 maggio 2006

Il codice da Vinci

 

 
 
Un misterioso delitto al Louvre, un segreto celato nei numeri. E una folle corsa attraverso i secoli per scoprire la verità mai rivelata di Leonardo.


L'anziano curatore del Louvre, Saunière è stato colpito a morte da un misterioso individuo. Prima di spirare, però, Saunière, compie alcuni gesti indecifrabili: si distende nudo sul pavimento, disponendosi come l'uomo di Vitruvio, il famoso disegno di Leonardo da Vinci, e traccia sul pavimento, col proprio sangue, alcuni segni e un nome: Robert Langdon, esperto di simbologia. Lo studioso, subito implicato nell'indagine, coglie immediatamente il valore di un messaggio oscuro e pericoloso. Il protagonista rischierà più volte la vita a causa di una setta segreta, ma riuscirà, insieme all'arguta nipote del defunto, a decodificare il messaggio di Leonardo: i simboli occultati nascondono sconvolgenti misteri, legati al Sacro Graal e addirittura alla persona di Gesù Cristo, di cui erano depositari i Templari.

Un romanzo geniale che ha affascinato 40 milioni di lettori in tutto il mondo e che è diventato un film di Ron Howard, con Tom Hanks e Audrey Tautou.
... DAN BROWN...
Primo di tre figli, Brown crebbe ad Exeter, nel New Hampshire. Suo padre Richard insegnava matematica alla Phillips Exeter Academy e scrisse alcuni testi scolastici su quest'argomento. La madre di Brown, Connie, era una musicista professionista. Brown ebbe un'educazione cristiana, alla domenica cantava nel coro ecclesiale, frequentò la Sunday school e trascorse alcune estati al campeggio della chiesa.
 
Brown e i suoi fratelli frequentarono la Phillips Exeter Academy. Terminati questi studi nel 1982, Brown si iscrisse all'Amherst College, dove fu membro della confraternita "Psi Upsilon" e si laureò nel 1986.
Si trasferì ad Hollywood per intraprendere una carriera di cantante-autore e pianista. Di questa sua carriera rimangono quattro CD.
Lasciò Hollywood per studiare storia dell'arte all'Università di Siviglia in Spagna, dove cominciò a studiare seriamente le opere di Leonardo da Vinci.
Nel 1993, fece ritorno al New Hampshire, per insegnare inglese alla Phillips Exeter ed alla Lincoln Akerman School.
Nel 1994, durante una vacanza a Tahiti, lesse un romanzo di Sydney Sheldon e si rese conto di poter fare di meglio. Nel 1995 scrisse un romanzo a quattro mani con sua moglie intitolato 187 Men to Avoid: A Guide for the Romantically Frustrated Woman e nel 1996 lasciò il lavoro di insegnante per iniziare la sua carriera di scrittore a tempo pieno.
Brown si interessa in particolare di crittografia, chiavi e codici, infatti, sono un tema ricorrente nelle sue storie.
Attualmente vive a Rye, nel New Hampshire. Blythe, sua moglie è una storica dell'arte ed una pittrice, che lo aiuta nelle sue ricerche.
Hanna


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domenica, 21 maggio 2006

EMILY   DICKINSON

 Dickinson scoprì la propria vocazione poetica durante il periodo di revival religioso che, nei decenni 1840-50, si diffuse rapidamente nella regione occidentale del Massachussetts. Uno dei suoi biografi ha affermato che concepì l'idea di diventare poetessa avendo come riferimento - in termini biblici - la lotta di Giacobbe con l'angelo.

Emily Dickinson visse la maggior parte della propria vita nella casa dove era nata, ebbe modo di fare solo rare visite ai parenti di Boston, di Cambridge e nel Connecticut. Gran parte della sua produzione poetica riflette e coglie non solo i piccoli momenti di vita quotidiana, ma anche i temi e le battaglie più importanti che coinvolgevano il resto della società. Per esempio, più della metà delle sue poesie furono scritte durante gli anni della Guerra di secessione americana. Per citare alcuni tra i suoi versi più memorabili, le poesie della Dickinson dicono tutta la verità, ma la dicono indirettamente:

Di' tutta la verità ma dilla obliqua -

Il successo sta in un Circuito

Troppo brillante per la nostra malferma Delizia

La superba sorpresa della Verità

Come un Fulmine ai Bambini chiarito

Con tenere spiegazioni

La Verità deve abbagliare gradualmente

O tutti sarebbero ciechi -

Al momento della sua morte non erano state pubblicate che dieci sue poesie, ma il suo lascito di circa 1800 componimenti poetici fu prova evidente della vastità del suo lavoro, in seguito riconosciuta dal mondo intero. Oggi, Emily Dickinson, viene considerata non solo una dei poeti più sensibili di tutti i tempi, ma anche una dei più rappresentativi. Alcune caratteristiche delle sue opere, all'epoca ritenute 'stranezze', sono considerate adesso aspetti particolari e inconfondibili del suo stile. Le digressioni enfatiche, l'uso poco convenzionale delle maiuscole, le lineette telegrafiche, i ritmi salmodianti, le rime asimmetriche, le voci multiple e le elaborate metafore sono diventati dei marchi di riconoscimento per i lettori, durante gli anni e nelle varie traduzioni del suo lavoro.

Emily Dickinson morì di nefrite nello stesso posto dove era nata, ad Amherst, nel Massachusetts.

OPERE

Il linguaggio di Emily Dickinson era semplice e brillante. Non ebbe molti riconoscimenti durante la sua vita, perché i più prediligevano un linguaggio fiorito e le sue opere non risultavano conformi al gusto dell'epoca.

Il suo amore per la natura traspare da tutte le sue poesie. Scrisse anche numerose poesie sulla morte, per esempio Tie the Strings to my Life, My Lord (Annoda i lacci alla mia vita, Signore):

Annoda i Lacci alla mia Vita, Signore,

Poi, sarò pronta ad andare!

Solo un'occhiata ai Cavalli -

In fretta! Potrà bastare!

.....

Addio alla Vita che ho vissuto -

E al Mondo che ho conosciuto -

E Bacia le Colline, per me, basta una volta -

Ora - sono pronta ad andare

Nel 1890, la sorella di Emily, Lavinia e Mabel Loomis Todd, amica del fratello Austin, riescono a ottenere la pubblicazione di un volume di poesie, primo di una lunga serie. Dal 1924 al 1935 vengono pubblicate altre 300 poesie di Emily Dickinson, trovate dalla nipote Martha dopo la morte della madre, cognata di Emily, a cui le aveva affidate in custodia quando era ancora in vita.

Nel 1955 Thomas H. Johnson cura la prima edizione critica in tre volumi di tutte le poesie di Emily Dickinson, in ordine cronologico e nella loro forma originale (1775 poesie). Del 1998 è una nuova edizione critica, a cura di Ralph W. Franklin e sempre in tre volumi, con una revisione della cronologia e una nuova numerazione delle poesie (1789 poesie più 8 in appendice).

Hanna.



postato da sonzeiluna il 12:36 in autori
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giovedì, 04 maggio 2006

Il dolore perfetto  

Riccarelli Ugo

                                                                                                                   

 Casa editrice: Mondadori

Collana: Scrittori italiani e stranieri

Anno pubblicazione: 2004

Prezzo: 17,60

Genere: letteratura italiana

Pag: 325

Gli ultimi cento anni del nostro paese raccontati attraverso la storia di due famiglie.

Perchè leggerlo: il mio giudizio

 Intervista a Ugo Riccarelli (fonte Rai educational)

Il dolore perfetto è un romanzo di ampio respiro, che, attraverso la storia di due famiglie, racconta, dal punto di vista delle vicende personali e private dei personaggi, la storia del nostro paese degli ultimi centocinquanta anni. Il dolore perfetto narra le vicende di un maestro idealista, anarchico, che arriva dal Sud e va a insegnare in un piccolo paesino della Toscana, dove incontra e si innamora di una vedova, dalla quale avrà dei figli, dai nomi emblematici di Cafiero, Libertà, Mikail e Ideale. L’altra famiglia è quella dei Bertorelli, che sono commercianti di maiali. Le due famiglie rappresentano due anime contrapposte del nostro Paese: una un po’ più idealista e sognatrice, l’altra più concreta, sanguigna. L’Annina, che è figlia dei Bertorelli, e Cafiero, figlio del Maestro, si sposeranno, divenendo il trait-d’union tra queste due anime. Il dolore perfetto è quindi una sorta di romanzo storico, ma anche un’indagine sul senso della vita e sulla consapevolezza della sofferenza nella condizione umana.

D: Il dolore perfetto si rifà ai moduli del romanzo storico, ma è anche un romanzo che racconta storie, in un momento in cui la narrativa italiana sembra avere paura di farlo, per soffermarsi piuttosto sulla fotografia del piccolo quotidiano. Che cosa ne pensa? Qual è il registro per il racconto, quello del realismo o quello dell’allegoria?

R: Fino a poco tempo fa, in effetti, la letteratura italiana sembrava molto attratta dal minimalismo e dalla contemporaneità e da quello che qualche critico ha definito il vizio quasi maniacale di guardarsi l’ombelico. Ultimamente mi sembra ci sia un’inversione di tendenza, basti pensare, per rimanere sempre nell’ambito dello Strega, al libro che ha vinto l’anno scorso, Vita di Melania Mazzucco: una storia di ampio respiro, di emigrazione italiana, di famiglie. In romanzi come questo, lo sguardo sembra alzarsi dal presente ad un panorama storico più ampio. Probabilmente è un modo per elaborare altri strumenti di indagine del presente. Nel mio libro ho cercato, raccontando la memoria delle nostre famiglie, dei nostri nonni, di capire qualcosa di più sulla nostra esistenza e sulla nostra storia.
Il dolore perfetto cerca in qualche modo di riallacciarsi alla tradizione orale del nostro paese. Non a caso il romanzo nasce da un’immagine, che è quella di mia nonna che racconta le storie della mia famiglia. Nel fare questo, il confine tra la realtà e l’immaginario deve essere sempre più labile, nel senso che nel racconto c’è sempre un qualcosa di nostro, un arricchimento dell’invenzione. Il libro gioca con il realismo e l’allegoria, divenendo traslucido e scivolando quasi nella fiaba.

D: Il suo è un libro corale. La scrittura polifonica fa pensare all’epica, evocata anche dai nomi dei membri delle due famiglie: da Ideale a Libertà, da Telemaco a Ulisse. Qual è lo spazio del narratore in mezzo a tante voci?

R: Mi sembrava intanto importante usare una struttura classica di romanzo. Il dolore perfetto è un romanzo in cui si intrecciano parecchie trame, parecchi personaggi. Mi è piaciuto provare questa struttura sul registro dell’oralità. In questo senso la posizione del narratore è quella di mettersi dal punto di vista a cavallo tra la storia e i sogni: quello delle storie individuali. La storia non è solo quella che studiamo nei manuali, ma anche la storia delle piccole esistenze, con i loro desideri, speranze, amori, dolori.

D: In che modo la letteratura può colmare il divario tra pubblico e privato? Il romanzo è proprio il modo di rendere pubblico il privato, ma anche di interiorizzare la dimensione pubblica. Penso in questo senso ancora all’epica, con cui Il dolore perfetto si confronta spesso.

R: Al romanzo è affidata la possibilità di raccontare la storia attraverso i sentimenti, le passioni e la fantasia. Alla saggistica spetta invece il compito della ricerca pura e del racconto dei fatti. La letteratura inventa e racconta menzogne – come diceva Pessoa, il poeta è un fingitore -, però raccontando di fantasia riesce a produrre una qualche verità. In questo senso la letteratura è conoscenza. I fatti raccontati nel mio libro, anche se sono ispirati alle vicende della mia famiglia, sono frutto d’invenzione, non rispondono a verità. È però certo che il racconto corale si avvicina ad un’analisi del senso della vita e della storia che è stata.

D: Può la storia individuale essere confrontata con la Grande Storia ?

R: Sono due piani che a prima vista sembrerebbero escludersi, perché le vicende private sembrano stemperarsi nella Storia. È alla letteratura, al cinema, all’arte, che spetta il compito di osservare da vicino queste piccole esistenze, che si stagliano sullo sfondo dei grandi eventi collettivi.

D: Che cos’è il dolore perfetto? È una possibilità per il tragico contemporaneo?

R: Per chiarire gli equivoci, che spesso sorgono negli incontri con il pubblico, l’aggettivo «perfetto» non sta ad indicare che quel dolore sia il migliore. È una sorta di antinomia, che esiste anche nella dottrina cristiana: il pentimento assoluto che porta alla perfezione. Non si tratta di questo: la mia idea è più vicina semmai a qualcosa di gaddiano. È la consapevolezza che la sofferenza fa parte della condizione umana, così come la ricerca della felicità. Il fatto è che questo dolore, che non è necessariamente fisico, ma è più spesso un dolore interiore, un’inadeguatezza, la sensazione di qualcosa che si perde, raggiunge un culmine, e dà ai protagonisti del libro la forza per andare avanti nella vita. È un dolore che cambia e che offre una possibilità di conoscenza.

"La goccia dei suoi pensieri aveva scavato una grotta e lei ben presto la colmò con l'amore."

Le piacque perdersi nei suoi abbracci, lasciare che lui imparasse a conoscerla come un viaggiatore un Paese sconosciuto...e a sua volta si fece vincere dalla curiosità di esplorare il continente che le stava accanto..."

 

[L’Annina] Cullò se stessa, e il suo futuro, attraverso le storie di cos’era stato, nel bene e nel male, lo spirito di Colle, da quando il Maestro era sceso dalla ferrovia a quando il suo ultimo figlio aveva toccato con mano la galera e il tradimento.
“Se tutto rischia di morire, che almeno il filo della vita di questo luogo possa arrotolarsi e srotolarsi attraverso le sue parole” pensò l’Annina in quelle giornate di nuova solitudine – e se proprio un filo c’era, nelle sue storie, allora le sembrò che narrarlo fosse il solo scopo di tanta vita. (p. 198)



E' un  bel romanzo  scorrevole ed interessante, soprattutto grazie alla presenza di notizie storiche. Un po' troppo tragico, ma molto coinvolgente sul piano emotivo.Descrizione dei personaggi ben riuscita, ambientazione molto realistica. Un mix di realtà e fantasia che a volte sprigiona un senso di magia.



postato da sonzeiluna il 22:34 in recensioni, autori, invito alla lettura
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giovedì, 30 marzo 2006

Dalla nostra amica brasiliana, Fatima:

JORGE AMADO                              

Jorge Amado, grande scrittore brasiliano ,anche chiamato il bahiano più bahiano della Bahia.Nato il 10 Agosto 1912.
Nel 1958, pubblica con sorpresa di tutti "Gabriella, garofano e cannella". Un ritorno al passato, alla sua terra d'origine e alle lotte dei "fazendeiros"(farmers) per il possesso delle terre; nel romanzo, tra una sparatoria e una cavalcata la bella Gabriela ama e rivendica il diritto di amare. Questo diritto di amare al femminile, questo superamento del binomio sesso-peccato può sembrare banale, al giorno d'oggi, ma a quel tempo, nel 1958, ottenne un effetto provocatorio forse superiore a quello dello stesso "Jubiabá" vent'anni prima. Una riprova? Amado non poté rimettere piede a Ilhéus,dove è nato, per molto tempo a causa delle minacce ricevute per aver offeso l'onore e la rispettabilità delle donne del posto. Verso la fine della sua vita, il bilancio del vecchio e indomito scrittore non potè che essere improntato all'orgoglio e alla soddisfazione. I suoi libri, pubblicati in 52 paesi e tradotti in 48 lingue e dialetti, hanno venduto milioni di copie.Il leggendario "cantore" di Bahia è scomparso il 6 agosto 2001.
Bibliografia di Jorge Amado

Gabriella garofano e cannella
Sudore
Mar Morto
Tocaia grande. La faccia oscura
Paese del carnevale
Cucina di Bahia, ovvero Il libro di cucina di Pedro Archanjo e le merende di Dona Flor
Palla innamorata
Santa Barbara dei fulmini. Una storia di stregoneria
Dona Flor e i suoi due mariti
Capitani della spiaggia
Gatto tigrato e miss Rondinella
Terre del finimondo
Messe di sangue
Turchi alla scoperta dell' America
Terre del finimondo
Navigazione di cabotaggio. Appunti per un libro di memorie che non scriverò mai
Alte uniformi e camicie da notte
Ricette narrative
Frutti d' oro
Bahia
Paese di carnevale
Ragazzo di Bahia



postato da sonzeiluna il 13:27 in autori
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giovedì, 23 marzo 2006

UN LIBRO AL MESE

“i ragazzi leggono i libri quando ne sentono parlare…anzi,… quando li sentono raccontare in
una certa atmosfera”.

Con la prof abbiamo deciso di leggere 1 libro al mese , (veramente lo ha deciso lei ma a noi è piaciuta l'idea). Abbiamo quindi formato una biblioteca di classe: ognuno ha portato 1 libro che aveva letto e lo ha presentato in modo da suscitare l'interesse o la curiosità dei compagni per invogliarli a leggere. Si è così avuto uno scambio di libri. La prof ha stabilito una data entro la quale terminare la lettura e relazionare alla classe. Martedì scorso ognuno di noi ha relazionato sul libro letto. Pubblicheremo in questo spazio le nostre relazioni.

Aldo Schettino ci parla del libro

"IL SOGNO DI DANIELE"

autore: Cesare Peri 

note sull'autore: Cesare Peri, nato a Milano nel 1950, è insegnante di lettere ed è autore di fortunate opere scolastiche. Col romanzo "L'oro dell'azteco" ha vinto il Premio Narrativa Ragazzi "Città di Levanto" 1984.

casa editrice: Le Monnier

genere: romanzo

Breve trama  Daniele è il figlio adottivo di due giornalisti italiani. Il ragazzo cresce con la convinzione di essere di origine ebrea, come i genitori gli hanno fatto credere. Ma solo verso l'età di vent'anni incomincia a mostrarsi interessato a questa religione. Ogni giorno, recandosi a scuola, passa davanti a una sinagoga dove stazionano molti fedeli. Fra questi c'è Margalit, una coetanea ebrea, alla quale il protagonista è legato da un profondo affetto. Grazie a lei, Daniele si inserisce in una comunità ebraica, al capo della quale c'è il nonno di Margalit (un rabbino), credendo di ritrovare le sue origini. Così, poter visitare Israele diventa un chiodo fisso per il ragazzo. L'occasione si presenta quando il padre viene inviato in Cisgiordania a fare un servizio. Durante il viaggio, però, accade un fatto che stravolge tutte le certezze dell'adolescente. Infatti, dopo essere stato rapito da dei guerriglieri palestinesi, a capo dei quali c'è un amico dei suoi veri genitori, Daniele viene a conoscenza di non essere di origine ebraica, ma araba. Si trova ora a vivere il dramma del popolo di Israele : la rabbia e il dolore che provocano in lui un profondo cambiamento. Dopo qualche giorno di prigionia, viene liberato. Tornato col padre adottivo a Milano riprende gli studi e decide di restare cristiano.

I personaggi

il personaggio principale è Daniele Riccardi, adolescente con tanti problemi da risolvere, dalla solitudine al difficile rapporto con i genitori adottivi, fino allo sforzo di integrare in sè l'identità ebraica e quella palestinese

altri personaggi :

 i genitori di Daniele: entrambi giornalisti, ; la madre prova un grande interesse verso l'India e la sua cultura; il padre Massimo è appassionato di Israele, della sua storia, della sua tragedia, dei suoi usi e costumi.

 Titti: è la zia che si occupa di Daniele

 Hanya : è la sorella di Daniele, bella e timida

 Margalit: è una ragazza ebrea, coetanea di Daniele. E' molto aperta verso le altre religioni. Giudiziosa e comprensiva, aiuterà Daniele quando sarà turbato dalla scoperta delle sue vere origini.

 Elias : è il fratello maggiore di Margalit. Ha 18 anni e frequenta la quinta in un liceo scientifico. Spera di potersi trasferire in Isralele e poter terminare lì gli studi.

 Menachem : è il nonno di Margalit; è il capo spirituale di una comunità ebraica alla quale si unisce Daniele.

Fuhad : è il capo dei guerriglieri palestinesi. Ha conosciuto i veri genitori di Daniele e vorrebbe fargli seguire le orme dei veri genitori.

i luoghi

La prima parte del romanzo è ambientata a Milano. In questa città il lettore conosce Daniele, i suoi sentimenti nei confronti di Margalit, i suoi problemi sia sociali sia religiosi. La seconda  parte si svolge in Israele, teatro di lotte fra ebrei e musulmani. Qui si scoprono i veri sentimenti del ragazzo nei confronti della sua famiglia e il suo passato.

il tempo

La vicenda si svolge lungo l'arco di un anno scolastico

fabula e intreccio

La vicenda è narrata in ordine cronologico; sono presenti alcuni flashbacks quando si ripercorre il passato di Daniele

narratore: esterno, impersonale

linguaggio

Lessico semplice, con parole di uso quotidiano, adatto a lettori giovani

livello tematico

In questo romanzo è affrontata la difficile questione palestinese, inizialmente considerata e vissuta dal punto di vista israeliano, successivamente dal punto di vista arabo.


il mio giudizio

Questo libro mi è piaciuto molto perchè tratta la drammatica questione palestinese con molta chiarezza e oggettività.



postato da sonzeiluna il 15:26 in recensioni, un libro al mese
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venerdì, 17 marzo 2006

 "TUTTI I GRANDI SONO STATI BAMBINI UNA VOLTA (ma pochi di essi se ne ricordano)"



IL PICCOLO PRINCIPE (Le Petit Prince), è l'opera più conosciuta di Antoine de Saint-Exupéry. Pubblicato nel 1943, è un racconto molto poetico che - sotto l'apparenza di un'opera letteraria per ragazzi - affronta dei temi profondi come la vita, l'amore e l'amicizia.

Nel racconto, l'autore immagina di aver effettuato un atterraggio di fortuna nel deserto del Sahara. quando incontra il protagonista: un piccolo principe proveniente da un altro pianeta. Nelle loro conversazioni, l'autore rivela il proprio punto di vista sulle follie dell'umanità e il candore disarmante che gli uomini perdono quando crescono.

Il giorno dopo l'atterraggio forzato, si risveglia al suono di una voce che chiede "Per favore... disegnami una pecora!". Il bambino che ha fatto la domanda si rivela essere un piccolo principe proveniente da un altro pianeta. L'aviatore comincia a disegnare varie pecore,che il bambino rifiuta, fino a quando esasperato disegna una scatola con dei buchi dove dice esserci dentro la pecora, il piccolo principe è contento di questa pecora. Alla fine della discussione il piccolo principe racconta la sua storia........(Chi vuole conoscerla si legga il libro!!!!!)

INCIPIT

Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato "Storie vissute della natura", vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell'atto di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno.



C'era scritto: "I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono piu a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede".
Meditai a lungo sulle avventure della jungla. E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero uno. Era cosi:




postato da sonzeiluna il 16:06 in invito alla lettura
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martedì, 14 marzo 2006

FATIMA CI SCRIVE DAL BRASILE:

Cari, oggi da noi, in Brasile,si comemora il "giorno della poesia".
Ne scelgo uno per parlarci:
Drummond de Andrade, Carlos
poeta brasiliano (1902-1987). Esponente del modernismo, è considerato tra i maggiori poeti brasiliani contemporanei. Sentimento del mondo (1940), La rosa del popolo (1945), Lezione di cose (1962),ecc.

VERSI SUL FARE DELLA SERA

Sento che il tempo su di me cala
la sua pesante mano. Rughe, denti, calvizie.
Una maggiore accettazione di tutto,
e la paura di nuove scoperte.
Scriverò sonetti della maturità?
Darò agli altri l’illusione della quiete?
Sarò sempre pazzo? sempre bugiardo?
Crederò ai miti? Mi farò gioco del mondo?
Da molto ho il sospetto del vecchio in me.
Già da bambino, mi tormentava.
Oggi sono solo. Nessun bambino salta
dalla mia vita, per restaurarla.
Ma se io potessi ricominciare il giorno!
Usare di nuovo la mia adorazione,
il mio grido, la mia fame… Vedo tutto
impossibile e nitido, nello spazio.
Là dove non è giunta la mia ironia,
fra idoli dal volto oppresso,
sei rimasta, spiegazione della mia vita,
come gli oggetti perduti per strada.
Le esperienze si moltiplicarono:
viaggi, furti, alte solitudini,
la disperazione, ora freddo cristallo,
la malinconia, amata e respinta,
e tanta indecisione fra due mari,
fra due donne, due abiti.
Tutta questa mano per fare un gesto
che da tanto è facile mai si modella,
e rimane inerte, zona di desiderio
sigillata da arbusti aggressivi.
(Un uomo si contempla senza amore,
si dissipa senza nessuna curiosità.)
Ma vengono il tempo e l’idea del passato
a farti visita sulla curva di un giardino.
Viene la rimembranza, e ti penetra
dentro un cinema, improvvisamente.
E le memorie scorrono dal collo,
dalla giacca, dalla guerra, dall’arcobaleno;
si srotolano nel sogno e ti inseguono,
alla ri cerca della pupilla che le rifletta.
E dopo le memorie viene il tempo
a portare un nuovo assortimento di memorie,
finché, affaticato, ti rifiuti
e non sai se la vita è o è stata.
Questa casa, che guardi di passaggio,
si troverà nell’Acre? in Argentina? in te?
che parola hai ascoltato? e dove, quando?
sarà stata indifferente o solidale?
Un pezzo di te fa breccia nella nebbia,
vola forse a Bahia e lascia
altri pezzi, dispersi nell’atlante,
nel Paese-del-Riso e sulla tua balia negra.
Che confusione di cose al crepuscolo!
Che ricchezza! senza utilità, è vero.
Sarebbe bello catturarle e metterle insieme
in un tutto saggio, posto che sia sensibile:
un ordine, una luce, un’allegria
che scende nel petto saccheggiato.
E non fu già il furore dei vent’anni
né la rinuncia alle cose che elesse,
ma la penetrazione nel tronco docile,
un’immersione in piscina, senza sforzo,
un incontro senza dolore, una fusione,
come un’intelligenza dell’universo
comprata con lacrime, rughe e capelli.


Grazie, Fatima




postato da sonzeiluna il 18:45 in poesia
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lunedì, 13 marzo 2006

Come un romanzo di Daniel Pennac
Titolo originale: Comme un roman
Traduzione di Yasmina Melaouah
144 pag., Euro 6,00 - Feltrinelli - Universale Economica 1605 - 2000 [1993]

Incipit:

"Il verbo leggere non sopporta l'imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: "amare" "sognare".

 

Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza:"Amami!" "Sogna!" "Leggi!" "Leggi! Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!""Sali in camera tua e leggi!"Risultato?Niente."

 

Da "Come un romanzo" di Daniel Pennac

In questo saggio che si legge "come un romanzo" Pennac, da romanziere e da docente, tocca un tasto dolente della gioventù francese, come d'altronde di quella italiana: il problema della lettura, dello scarso (spesso addirittura nullo) numero di libri letti dai giovani. Questo saggio vuole anche essere un invito alla lettura, un modo per avvicinare alla lettura un pubblico più vasto.

Non si può ordinare a qualcuno di leggere, o meglio, non si può ordinargli di provare piacere nella lettura. Gli si può chiedere di decodificare ciò che è scritto  in una frase, in un capitolo, in un intero libro; ma senza il piacere della lettura non si sarà mai in grado di capire le emozioni che il testo vuole trasmettere.

Bisogna leggere si oppone al piacere di leggere. Quale la soluzione? Pennac sembra progettare una soluzione per superare questa difficoltà: "E se invece di esigere la lettura il professore decidesse improvvisamente di condividere il suo personale piacere di leggere?" (pag 71)

A leggere, si impara leggendo. Il tempo per leggere si trova rubandolo. La lettura è un modo di essere. Essere lettore è una gioia in sé e perciò i lettori hanno tutti i diritti.

1)Il diritto di non leggere 

2)Il diritto di saltare le pagine

3)Il diritto di non finire il libro

4 Il diritto di rileggere

5 Il diritto di leggere qualsiasi cosa

6 Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)

7 Il diritto di leggere ovunque

8 Il diritto di spizzicare

9 Il diritto di leggere ad alta voce

10 Il diritto di tacere

("L'uomo costruisce case  perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun'altra, ma che nessun'altra potrebbe sostituire").

 

Daniel Pennac (pseudonimo di Daniel Pennacchioni) è uno scrittore francese contemporaneo nato a Casablanca (Marocco) nel 1944. Ha scritto saggi e romanzi.



postato da sonzeiluna il 17:42 in recensioni
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sabato, 11 marzo 2006

Un nuovo blog? Perchè?

In francese leggere si dice anche ligoter,

 che significa “ incatenare”.

nel linguaggio figurato un

grosso libro è un “ mattone”.

Sciogliete quelle  catene e il

mattone diventerà una nuvola.

 Daniel Pennac (Come un romanzo )

Il libro può diventare un compagno di gioco, di viaggio, di crescita, di scoperta, ed è capace di emozionare con sentimenti nuovi, di trasformare le parole in immagini mentali .Il libro ha la capacità di portare lontano chi lo legge e di regalargli sensazioni ed esperienze uniche.

Questo blog non sarà un sostituto dell'aula, non ci saranno insegnanti che interrogano o vogliono una scheda di lettura. Questo blog vuole essere lo spazio per parlare di libri tra amici che si danno dei consigli, che invitano a leggere ciò che a loro è piaciuto; lo spazio dove condividere l'emozione e la scoperta della lettura; lo spazio dove postare la Bookparade, (gradimento libri letti ), dove raccogliere espressioni, frasi, piccoli brani che colpiscono sul piano emotivo , dove dar voce a sentimenti ed emozioni, dove parlare di libri come si vuole. Allora vi aspettiamo

BUONA LETTURA

 



postato da sonzeiluna il 18:17 in presentazione
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A proposito di me


Cerchiamo nel libro la vita:
le strade, gli alberi,
l'aria che gioca tra i rami,
le voci.
Spesso frughiamo così
in fondo in un testo,
che vi troviamo l'eco di tutti i volumi mai scritti.
Nei racconti
la possibilità infinita
di esplorare il mondo,
nelle parole l’ansia mai risolta
di comprendere una realtà
sempre più complessa.


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. Hanno detto.
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"Non ci sono libri morali o immorali.
Ci sono libri scritti bene o scritti male"
(Oscar Wilde)

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